Cap. 2 - Tipi di regime Flashcards

1
Q

Definizione normativa di Democrazia

A

La definizione normativa di democrazia cerca di individuare quali caratteristiche deve avere un regime democratico. Individuare una definizione permette di ricavare criteri e indicatori empirici per valutare quali tra i regimi possono essere dichiarati tali.

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2
Q

Definizione di Democrazia per Bobbio

A

La democrazia è un metodo: un insieme di regole che stabiliscono chi è autorizzato a prendere decisioni collettive (numero alto di membri del gruppo) e con quali procedure (modalità: regola della maggioranza). Chi elegge deve essere posto davanti ad alternative reali e deve essere messo nella condizione di poter scegliere.

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3
Q

Definizione di Democrazia per Dahl

A

Dahl parla di “regime politico caratterizzato dalla continua capacità di risposta (responsiveness) del governo alle preferenze dei suoi cittadini, considerati politicamente uguali”.
Le élite in competizione per il governo sono spinte a ricercare una consonanza fra le proprie proposte (e decisioni) e le preferenze dei cittadini-elettori, perché temono la sanzione elettorale.

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4
Q

La democrazia ideale

A

Coloro che sono sottoposti alle decisioni collettive devono avere eguale ed effettiva opportunità di partecipare al processo decisionale, che per essere perfettamente democratico deve rispettare alcuni criteri:
- Adulti inclusi nel demos, dunque riconosciuti come cittadini dotati di pieni diritti politici.
- Pari possibilità di esprimere le proprie preferenze sui temi da inserire in agenda.
- Voto di eguale peso nella fase decisionale.
- Controllo sull’agenda e sulla delega dell’autorità.

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5
Q

Le problematiche della democrazia ideale

A

Questo approccio alla democrazia presuppone la partecipazione costante dei cittadini e una coscienza illuminata riguardo a problemi e decisioni, ma tale condizione non può essere soddisfatta per limite di tempo, risorse cognitive e interesse. L’attività di governo infatti viene svolta da un numero piccolo di persone, specializzate e dedicate a quella funzione; è impossibile che tutti si interessino di tutto (infatti si attivano gruppi di cittadini, non tutti).

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6
Q

Democrazia rappresentativa

A

Implica che il potere di governo sia esercitato da una stretta élite ma non esclude la partecipazione dei cittadini.

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7
Q

Visione realistica della democrazia in Schumpter

A

Il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche. i singoli individui che ottengono il potere decidono attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare.

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8
Q

Dottrina classica della democrazia in Schumpter

A

La democrazia è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche che realizzino il bene comune. L’idea è che la rappresentanza politica emerga dal basso e i delegati sono espressione della volontà popolare ma ciò presuppone che esista una volontà popolare indipendente dalle proposte dei partiti e che sia possibile individuare in modo univoco quale sia il bene comune.

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9
Q

Cosa rende il governo rappresentativo?

A

La definizione minima e competitiva suppone che i cittadini influiscano sulle decisioni collettive scegliendo tra alternative offerte dai leader. Il popolo ha l’opportunità di accettare o rifiutare gli uomini al governo, che vi giungono con il metodo della libera concorrenza grazie al voto degli elettori. La possibilità di accettarli o meno è una garanzia formale e rende il governo rappresentativo.

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10
Q

Democrazia secondo Downs

A

I politici cercano di conseguire il miglior risultato alle elezioni per ottenere incarichi. La concorrenza non è perfetta (promesse elettorali non mantenibili), ma il fatto che possano essere sostituiti li costringe a tener conto delle aspettative dell’opinione pubblica.

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11
Q

Le teorie sostanziali della democrazia

A

La definizione minima di Schumpeter è una definizione procedurale che però non è sufficiente.
La vera democrazia dovrebbe garantire la giustizia sociale, la piena occupazione, il rispetto di certi valori. Il difetto è che questo pensiero presuppone che esista una sola visione della giustizia e dei valori da perseguire, sottovalutando che ciascuno di questi aspetti è inevitabilmente soggetto a un conflitto di opinioni e le democrazie si basano proprio sull’assunto che nessuno sia in grado di offrire una perfetta visione di ciò che è meglio e bene per tutti. La democrazia si basa proprio sul conflitto pacifico e regolato tra visioni. Secondo Dahl queste teorie portano al governo dei guardiani e dunque a legittimare l’instaurazione di governi autocratici con una minoranza che pretende di rappresentare l’interesse di tutti, la volontà generale.

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12
Q

Esempi di democrazia sostanziale

A

Il regime del terrore di Robespierre, attuato utilizzando le idee di Rousseau, e la teoria di Lenin che dà ai partiti comunisti (unici veri interpreti della classe operaia e dunque portatori della vera idea di giustizia) il compito di costruire una società senza classi, applicando la teoria marxista in un regime a partito unico (dunque non democratico); questa teoria è alla base delle democrazie popolari del blocco sovietico e oggi è attuata nella repubblica popolare cinese. Portata alle estreme conseguenze l’idea che esiti sostanziali debbano avere la precedenza sulle procedure diventa una giustificazione antidemocratica dei custodi, non è più democrazia ma dittatura.
Il caso della repubblica islamica dell’Iran (1979, dopo la rivoluzione dell’ayatollah Khomeini): i principi che garantiscono il bene del popolo sono depositati nelle verità rivelate dal profeta (Corano) e nelle regole di comportamento (Sunna);

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13
Q

Costituzioni delle democrazie liberali

A

Ci sono candidati non ammessi al voto, ideologie dichiarate fuori legge e diritti inviolabili. Il potere del governo è sottoposto a limitazioni, ma per garantire l’effettività del processo democratico ci sono:
- Diritto di voto e libertà civili fondamentali senza le quali anche la competizione elettorale non sarebbe realmente libera
- Governo con contrappesi per evitare che comprima diritti politici e libertà civili

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14
Q

Democrazie illiberali/elettorali

A

Regimi che soddisfano almeno i requisiti della definizione minima anche se non garantiscono le libertà civili e non hanno contrappesi al governo. I governanti sono selezionati tramite elezioni (formalmente) competitive a suffragio universale ma le libertà sono limitate o assenti; le «regole del gioco» sono talvolta alterate per favorire la conferma dei governanti in carica.

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15
Q

Definizione estesa di democrazia

A

La definizione estesa di democrazia prevede pluralismo politico, elezioni competitive a suffragio universale, libertà civili fondamentali, limiti all’esercizio del potere del governo (rule of law, capisaldi del costituzionalismo liberale).

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16
Q

Autocrazie

A

Nelle autocrazie si afferma il potere di una coalizione dominante che esclude altri gruppi, la sostituzione dei governanti non avviene tramite elezioni ma per altre vie (ereditaria, cooptazione ovvero guerre, rivoluzioni popolari, colpi di stato, elezioni truccate o non competitive). I governanti ricorrono a diverse motivazioni per giustificare il loro potere, l’espressione del dissenso è scoraggiata e repressa (uso di organizzazioni parastatali) ma la popolazione viene mobilitata per promuovere l’adesione al regime e simulare l’esistenza del consenso. L’esercizio del potere è privo di contrappesi e i diritti di libertà non sono garantit.

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17
Q

Come misurare il grado di democraticità di un regime

A

Per misurare il grado di democraticità di un regime serve trovare dei requisiti e usarli come checklist. Dahl ha stilato un elenco di garanzie istituzionali:
- Governanti eletti attraverso elezioni libere e ricorrenti
- Diritto di voto
- i governanti sono sottoposti alla rule of law
- Libertà civili di espressione, stampa, associazione, etc.

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18
Q

Freedom House

A

Indagine politica che misura la democrazia. Costituita di 10 indicatori di diritti politici (correttezza processo elettorale, pluralismo partitico, governi resi responsabili) e 15 sulle libertà civili (pensiero, associazione, espressione, magistratura indipendente, giusto processo, autonomia personale, diritti di proprietà).
Le risposte variano da un punteggio da 0 a 4 (massima garanzia), i punteggi vengono aggregati, ricodificati, invertita la loro direzione e si ricavano due punteggi complessivi, uno sulla limitazione dei diritti politici e libertà civili (da 1 a 7= massima limitazione); la media tra i due punteggi porta alla classificazione tra paesi liberi (1-2.5), parzialmente liberi (3-5) e non liberi (5-7).

Le democrazie elettorali sono quelle in cui non sono garantiti i diritti politici fondamentali ma i governanti sono legittimati da elezioni a suffragio universale abbastanza corrette, le democrazie liberali sono i paesi liberi e gli altri sono regimi non democratici.

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19
Q

Polity

A

Progetto in cui a ogni paese sono dati 2 punteggi che vanno da 0 a 10.
1- Misura caratteristiche tipiche delle democrazie.
2- Misura caratteristiche tipiche delle autocrazie.
Risposte: sottraendo il secondo valore al primo si ottiene un punteggio unico che va da -10 a +10 (prevalgono le caratteristiche democratiche). Sono pienamente democratici quelli con +4.

20
Q

Differenze tra Polity e Freedom House

A
  • Le due indagini si basano su definizioni concettuali non identiche.
  • I punteggi finali derivano da indicatori diversi.
  • Le rilevazioni non sono totalmente oggettive e sono registrate in tempi diversi.

Limitare i problemi: combinare più rilevazioni e gruppi di ricerca. Si possono utilizzare i due punteggi combinandoli e creando un nuovo indice che va da 0 a 10 detto FH/Polity.

Obiettivo: sintetizzare e gestire la grande quantità di info raccolte in diversi e lunghi periodi di tempo. Per definire un paese democratico, bisogna accertarsi che lo sia rimasto per un lungo periodo di tempo (regime consolidato).

21
Q

Le ondate di democratizzazione e i reflussi

A

Huntington osserva che nella storia si sono verificate delle ondate di democratizzazione e riflussi. In ciascuna ondata gli stati che da non democratici diventano democratici sono molti di più di quelli che effettuano il percorso inverso; nei riflussi accade il contrario.

- Prima ondata (1828-1926): Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Italia, Spagna, Francia, …
- Primo riflusso (1922-1942): Italia, Germania, Francia, Spagna, …
- Seconda Ondata (1943-1962): Italia, Francia, Germania, Brasile, Argentina, Nigeria, Ghana, …
- Secondo riflusso (1958-1975): Brasile, Argentina, Nigeria, Ghana, …
- Terza ondata (1974-1993): Spagna, Brasile, Argentina, Europa orientale, Sud Africa. Ormai si è esaurita ma non si è verificato un riflusso.

22
Q

Teoria della democratizzazione in Weber

A

Ci sono due famiglie di ipotesi che partono dal pensiero di Weber per spiegare perché certi paesi sono arrivati prima alla democrazia di altri:
- i fattori economici
- i fattori culturali

23
Q

L’influenza dell’economia sulla democratizzazione

A

La democrazia è favorita dallo sviluppo economico, che rende le società più ricche e complesse. Con la rivoluzione industriale cresce l’interesse a svolgere liberamente le attività private, a informarsi, a influire sulle decisioni pubbliche anche perché dalla capacità contributiva della classe borghese dipendono le finanze dello Stato. La diffusione dell’istruzione fa crescere la domanda di autonomia individuale e la capacità di rivendicare i diritti.

24
Q

Lo sviluppo economico secondo Lipset

A

Le democrazie stabili presentano livelli di ricchezza, industrializzazione, urbanizzazione, istruzione più elevati. Ma un rapido sviluppo economico porta a forti disuguaglianze e alla radicalizzazione delle classi più svantaggiate e alla strumentalizzazione del malessere da parte di leader autoritari.
L’esito democratico risulta comunque più frequente, a parità di altre condizioni, in paesi con maggior sviluppo economico e maggior livello di istruzione.

25
Q

La transizione verso la dittatura secondo Przeworski

A

Le transizioni alla democrazia dipendono da varie condizioni, ma quelle verso le dittature hanno schemi ben definiti. È più facile identificare le condizioni che favoriscono la sopravvivenza dei regimi democratici rispetto a quelle che ne favoriscono l’instaurazione. Raramente si svolgono transizioni verso la democrazia in paesi molto poveri e stessa cosa vale se in un paese diventato ricco vi è una dittatura consolidata da tempo.

26
Q

Fattori che facilitano la sopravvivenza delle democrazie

A

Le democrazie sopravvivono più facilmente se ci sono: reddito pro capite elevato, istruzione elevata, distribuzione ricchezza non diseguale, non c’è una forza politica preponderante, alternanza ogni 5 anni ma con governi che ne durano in media 2, forma di governo parlamentare (più che presidenziale).

NB: india, Sudafrica, Russia e Iran contrastano. La correlazione democrazia-uguaglianza economica è diminuita ed ora ha meno significato.

27
Q

Il ruolo dei fattori culturali sulla democratizzazione

A

Secondo Weber l’autonomia individuale è stata favorita dallo scisma protestante e dall’etica calvinista.
Huntington: l’espansione/recesso della democrazia è influenzato dalle predisposizioni di ciascuna civiltà (modi di pensare, rapporto tra individuo e società, tradizioni religiosi).
Es. la cultura trasmessa attraverso la religione confuciana (Cina, corea, Vietnam) inibisce l’affermarsi di una distinzione tra società e stato perché enfatizza l’importanza dell’autorità, della disciplina e della responsabilità contro la libertà individuale. L’islam ha una cultura dell’uguaglianza compatibile con la democrazia ma rifiuta la distinzione comunità religiosa-comunità politica.
Le analisi di Przeworski: non confermano che protestantesimo abbia avuto un effetto positivo sulla democratizzazione; le analisi confermano che la democrazia si è instaurata in paesi con alta percentuale di cattolici.

28
Q

Inglehart, teoria della modernizzazione culturale

A

Inglehart combina la prospettiva la prospettiva culturale ed economica. Bisogna guardare alla diffusione dei valori che esaltano la libertà individuale, autoespressivi ed emancipativi che affermano l’eguaglianza tra generi/tolleranza verso stili di vita non convenzionali.
La predominanza protestante appare correlata con la democratizzazione non perché ne è la causa ma perché si è diffusa negli stessi paesi nei quali sono presenti condizioni socioeconomiche che rafforzano i valori emancipativi; a conferma di ciò nei paesi musulmani più ricchi, l’essere musulmano costituisce un freno più tenue ai regimi democratici.

29
Q

Fattori storici che hanno favorito la prima ondata

A

L’analisi storica condotta da Moore conta pochi casi e molte variabili (UK, FR, USA, Cina, Giappone, India).
I primi 3 hanno intrapreso la transizione da un’economia agricola a una industriale per via dell’indebolimento monarchia e di un’aristocrazia terriera che ha puntato su una svolta mercantile dell’attività agricola, rendendosi indipendente. Inoltre le rivendicazioni operaie e contadine hanno favorito la democratizzazione.

Giappone: patto tra proprietari terrieri e capitalisti industriali, rivoluzione conservatrice dall’alto e avvento del fascismo.
Cina: rivoluzione contadina dal basso che porta al comunismo.

30
Q

Fattori storici che hanno favorito la seconda ondata

A

La seconda ondata di democratizzazione è stata favorita da fattori internazionali (sconfitta potenze dell’asse, indipendenza ex colonie, influenza americana).

31
Q

Fattori storici che hanno favorito la terza ondata

A

- Boom economico (anni ’50-’60): ha diffuso benessere, istruzione, autonomia della società civile domanda di diritti e libertà
- Recessione economica (anni ’70): tensioni sociali, crisi di legittimazione dei regimi autoritari
- Concilio vaticano II (1962-1965): giudizio positivo sulla democrazia e libertà di coscienza, nuovo ruolo delle conferenze episcopali nazionali da cui emergono figure carismatiche di vescovi, pontificato di Giovanni Paolo II
- Politiche statali: in USA Carter si impegna per la democratizzazione dell’America latina e Reagan sfida i regimi comunisti; in URSS parziale liberalizzazione avviata da Gorbačëv; paesi dell’europa orientale che si avviano verso la transizione democratica per aderire all’UE
- Diffusione di mezzi di comunicazione di massa: effetto valanga per emulazione dei paesi diventati democratici

32
Q

Classificare le autocrazie

A

Ci sono più modalità di classificare le democrazie, bisogna guardare la coalizione dominante (gli attori che ne costituiscono il fulcro e intorno ai quali ruota il potere). Ci sono 4 tipi di autocrazie e una tendenza ad affermare una dittatura personale.

33
Q

I 4 tipi

A

- Monarchie assolute: trasmissione del potere per via ereditaria, la coalizione dominante è la famiglia reale e la sua legittimità deriva da tradizioni ancestrali (con elementi religiosi e rivendicazioni di diritti di proprietà su territori). Weber parla di regimi patrimoniali; erano diffusi nell’800 e oggi sono in Medio Oriente (Giordania, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Oman, Brunei)

- Regimi a partito unico: sostenuti da movimenti politici che conquistano il potere ed escludono il pluralismo (gli altri partiti sono dichiarati fuorilegge); c’è una giustificazione ideologica e inizialmente anche il consenso popolare; diffusi nell’900 con le rivoluzioni comuniste (Russia, Cina) e l’avvento del fascismo (Italia, Germania), oggi in Cina, Vietnam, Laos, Cuba.

- Regimi militari: si instaurano con una colpo di stato e una giustificazione di tipo teocratico; diffusi negli anni ’70 in America Latina, declinano negli anni ’90 e oggi sono nei paesi africani e del sud-est asiatico (Congo, Thailandia, Birmania, Pakistan).

- Autoritarismi elettorali-pseudodemocrazie-regimi a multipartitismo limitato: prevedono lo svolgimento di elezioni con più partiti ma non sono libere-pacifiche-corrette-competitive e il partito di governo è in grado di eliminare gli avversari e riconfermarsi sempre al potere

NB: i 4 casi sono tipi puri, nella realtà si riscontrano forme ibride.

34
Q

La dittatura personale

A

Possibile evoluzione delle autocrazie, si ha quando la coalizione dominante ruota attorno ad un singolo leader. Oggi si affermano capi di governo con tratti autoritari nelle democrazie elettorali che tendono a degenerare in pseudodemocrazie (Russia, Egitto, Turchia). (guarda tabella libro)

35
Q

Alternativa di classificazione

A

Un altro modo per classificare consiste nel considerare l’intensità con la quale il regime esclude il pluralismo e reprime il dissenso. Non tutti i regimi autoritari sono totalmente illiberali:
- margini di autonomia per alcune componenti della società civile
- esercizio del potere in qualche misura prevedibile
- non c’è un’ideologia guida totalizzante
- tollerati partiti di semiopposizione

I casi estremi dove la repressione è particolarmente accentuata sono:
- regimi totalitari: forme estreme di regimi a partito unico, forte ideologia che vuole trasformare la società
- regimi sultanistici: forme estreme di dittature personali

36
Q

La tipologia proposta da Dahl

A

Dahl propone un’ulteriore tipologia: i regimi politici possono garantire una libera competizione politica o negarla, una partecipazione al voto di tutta la popolazione o solo ad una piccola parte. Incrociando queste due dimensioni si hanno:
- oligarchie chiuse: no competizione, no partecipazione
- oligarchie competitive: si competizione, partecipazione riservata a pochi
- egemonie includenti: limitata competizione, alta partecipazione
- poliarchie: si competizione, si partecipazione (democrazie di massa)

37
Q

La stabilità della democrazia

A

La democrazia è più stabile laddove si sono sperimentate a lungo forme di competizione politica pluralista nelle istituzioni parlamentari (UK, Svezia). Meno stabile nei paesi che erano arrivati in un solo colpo a liberalizzare la competizione politica e ad estendere il suffragio (Francia, rivoluzione del ’48, Germania fine ‘800). La strada più sicura per l’affermazione della democrazia è quella che passa dall’oligarchia competitiva (conferma: caso Sudafrica, prima del 1994 i diritti politici erano riconosciuti solo ai bianchi afrikaner ma c’era già una viva competizione politica, con istituzioni e prassi parlamentari consolidate).

38
Q

La strada di minore resistenza nella transizione democratica

A

Lo studio di Huntington, Linz e Stepan dimostra che è più facile transitare senza spargimento di sangue alla democrazia partendo da un regime militare piuttosto che da una dittatura personale. Questo perché i militari non dicono di voler svolgere permanentemente il ruolo di governo, sono parte della burocrazia pubblica indispensabile per lo Stato e quindi possono siglare un accordo con i democratizzatori e tornare nelle caserme a patto di non venire perseguitati. Al contrario i dittatori personali si identificano con il regime.
Nelle pseudodemocrazie possono attuare una transizione pacifica se subiscono una sconfitta elettorale inattesa oppure accentuando i caratteri del regime autoritario. Nei casi estremi si arriva a rivolte e tirannicidi; è difficile passare da regime totalitario a uno democratico se non attraverso una sconfitta bellica (Germania) oppure con un lungo periodo di trasformazione interna (Russia).

39
Q

Forma Stato

A

La forma stato è il modo in cui si delineano rapporti fra istituzioni politiche nazionali e subnazionali; tutti gli stati democratici hanno enti locali con organi di governo eletti dai cittadini (comuni).
- Stati federali: c’è un livello di governo di ambito più vasto dotato di poteri che regolano autonomamente ambiti della vita e gestiscono politiche pubbliche (stati, regioni, lander). Le istituzioni subnazionali hanno status equivalente a quelle nazionali, partecipano alle leggi e al processo di revisione costituzionale. Nei casi di conflitto vi è una corte adibita a regolarlo, che protegge anche la costituzione.

  • Stati unitari
40
Q

Federalismo competitivo e cooperativo; Stati nati per associazione o devoluzione

A

- Federalismo competitivo: L’autonomia delle istituzioni subnazionali può essere praticata su diversi piani (regolare con proprie leggi alcuni settori, gestire autonomamente politiche pubbliche, autonomia finanziaria). Sia lo Stato centrale che le unità subnazionali legiferano sulle medesime discipline.

- Federalismo cooperativo: La divisione del potere può essere verticale (ripartizione di compiti, modello duale) od orizzontale (gestione delle politiche pubbliche).

- Nati per associazione di entità: devoluto parti della sovranità all’entità sovraordinata centrale; è un sistema simmetrico perché le unità stanno su un piano di parità (stessi poteri e autonomia).

- Nati per processo di devoluzione: lo stato centrale ha dato più poteri alle entità (partiti etnoregionalisti); è un sistema asimmetrico perchè non tutte le regioni hanno le stesse competenze e risorse.

41
Q

Democrazie pienamente federali o semi-federali

A

Ci sono 52 democrazie liberali, e si possono classificare in base alle prerogative riconosciute ai governi subnazionali:

- Pienamente federali: costituiti sin dall’origine in base al principio federalista, ci sono garanzie costituzionali a tutela dell’autonomia.
- Semi federali: governi di livello regionale autonomi a elezione diretta, hanno solo alcune caratteristiche.

Si possono anche classificare misurando la percentuale di spesa pubblica, c’è infatti una correlazione tra forma di stato e quantità di risorse agli enti territoriali (50% negli stati federali, 35% nei semifederali, 20% negli unitari anche se cambia se ci spostiamo in stati più grandi o dell’area scandinava).

42
Q

Forma di governo e come classificarla

A

La forma di governo è il modo in cui le costituzioni delineano i rapporti tra esecutivo e legislativo. Ci sono due metodi per classificarla:
- Identificare le caratteristiche di ogni singolo tipo
- Costruire una tipologia

43
Q

Presidenzialismo puro (Shugart e Carey)

A
  • Capo dell’esecutivo a elezione popolare
  • Esecutivo e assemblea con mandati fissi e senza fiducia
  • Il presidente nomina i componenti del governo e ne dirige l’azione
  • Il presidente ha poteri legislativi costituzionalmente garantiti
44
Q

Lijphart, i sistemi parlamentari

A

Lijphart individua 3 criteri per cui i sistemi parlamentari puri si distinguono dai presidenziali puri:

  • Il capo del governo è selezionato dal parlamento
  • Il governo dipende dalla fiducia del parlamento
  • L’esecutivo è un organo collegiale

Ciò porta a identificare 8 tipi teorici (4 non trovano riscontro, in uno c’è solo la svizzera), l’ultimo criterio non viene considerato dagli altri autori infatti non è discriminante, mentre in USA il presidente non è eletto direttamente dai cittadini ma dai grandi elettori, il suo tratto distintivo è la separazione dei mandati esecutivo-legislativo.

45
Q

Douverger, semipresidenzialismo

A
  • Presidente a elezione popolare
  • Presidente con notevoli poteri
  • Premier e Consiglio dei ministri soggetto alla fiducia parlamentare
46
Q

Paesi che non rientrano nelle definizioni

A

Ci sono paesi che non rientrano nelle definizioni, quindi è necessario crearle ad hoc (premier-presidential, assembly-indipendent).

47
Q

Capo del governo vs. capo dello Stato

A

Nelle democrazie presidenziali sono la stessa persona (fa eccezione l’Asia Orientale, dove il capo dello Stato delega il comando dell’esecutivo ad un primo ministro fiduciario).
Nelle parlamentari sono due figure distinte ma varia l’ampiezza dei poteri: il primo ministro è espressione della maggioranza parlamentare, il capo dello Stato ha un ruolo simbolico, è garante dell’unità nazionale e arbitro di ultima istanza.
Fanno eccezione:
- Botswana e Sudafrica, 1 sola figura
- Irlanda e Islanda, a elezione popolare