P1C6 §2 La concorrenza sleale Flashcards

1
Q

Principio del qui iure suo utitur neminem laedit nella concorrenza

A

L’ordinamento riconosce come lecito lo scopo ultimo della competizione, che è quello di “prevalere” sugli altri. Ammettere questo scopo, significa anche accettare e giustificare il sacrificio altrui in connessione con il proprio vantaggio.

Pertanto, secondo il principio qui iure suo utitur neminem laedit (“Chi esercita un proprio diritto non nuoce a nessuno”), l’esercizio dell’attività che provoca un danno è diritto dell’imprenditore ed quindi lecito.

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2
Q

Come si conciliano la concorrenza leale e il fatto che l’ordinamento accetti il sacrificio altrui in connessione con il proprio vantaggio?

A

Libertà non è arbitrio, e pertanto il comportamento del singolo non è svincolato da ogni norma.

La legge infatti impone obblighi come:
- rispetto della buona fede (art. 1336 cc)
- uso della normale diligenza (art. 1176 cc)
- rispetto delle regole della correttezza (art. 1175 cc)
- rispetto della lealtà e della probità (art. 88 cpc)

che vengono racchiusi, nell’ambito dell’esercizio di attività economiche, con la formula “correttezza professionale” al cui rispetto i professionisti medi si ritengono senz’altro vincolati.

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3
Q

Come si definisce il comportamento contrario alla correttezza professionale?

A

Comportamento antigiuridico, che produce concorrenza sleale e che ripugna alle convinzioni e al costume della categoria professionale.

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4
Q

Quali norme riguardano la concorrenza sleale?

A

Artt. 2598 ss. cc.

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5
Q

Quali sono le categorie specifiche di atti di concorrenza sleale indicate nell’art. 2598 cc?

A

Prima categoria: atti di concorrenza sleale per confusione

Seconda categoria: atti di concorrenza sleale per denigrazione

Terza categoria: atti di concorrenza sleale per sottrazione

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6
Q

In cosa risiede la non correttezza professionale per gli atti di concorrenza sleale per confusione?

A

Art. 2598 n.1
La non conformità alla correttezza professionale dipende dal fatto che si sfrutta l’affermazione sul mercato di altra impresa concorrente, tendendo a confondersi con questa mediante l’uso di nomi o di segni distintivi da essa legittimamente usati, sia mediante imitazione servile dei suoi prodotti, sia con il compimento di atti idonei a creare confusione con i suoi prodotti e in genere con la sua attività.

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7
Q

Come si rapporta la tutela della concorrenza sleale per confusione con la tutela della ditta, dell’insegna e del marchio?

A

La tutela della concorrenza sleale per confusione non si applica quando c’è violazione della ditta, dell’insegna e del marchio, operando quindi come un complemento quando la tutela della ditta, dell’insegna e del marchio non arriva.

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8
Q

Cos’è la concorrenza sleale di secondo grado?

A

Con tale termine si intende individuare il fenomeno per cui all’imprenditore che usi illegittimamente segni distintivi altrui, o confondibili con quelli altrui, NON sia accordata la tutela nei confronti di chi compia a sua volta un atto di concorrenza sleale.

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9
Q

Cosa si intende con imitazione servile?

A

Nell’ambito della concorrenza sleale per confusione, non solo i prodotti possono essere confusi, ma anche l’attività, soprattutto rispetto a quelle imprese che non hanno prodotti propri da distinguere. È questo il caso dell’imitazione servile dei prodotti, ossia la riproduzione pedissequa dei prodotti altrui nei suoi elementi formali e non necessari (non sostanziali)

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10
Q

In cosa risiede la non correttezza professionale per gli atti di concorrenza sleale per denigrazione?

A

Art. 2598 n.2
La non conformità alla correttezza professionale dipende dalla diffusione di notizie o apprezzamenti, non necessariamente false, sull’attività di un concorrente, atti a determinarne il discredito, da parte di un altro concorrente nell’esercizio dell’attività imprenditrice.

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11
Q

In cosa risiede la non correttezza professionale per gli atti di concorrenza sleale per sottrazione?

A

Art. 2598 n.2
La non conformità alla correttezza professionale dipende dall’appropriarsi dell’imprenditore dei pregi dei prodotti o dell’impresa concorrente.

Riguarda la presentazione al pubblico dell’impresa o dei prodotti facendo apparire come propri meriti e riconoscimenti che sono invece pertinenza dei prodotti e dell’impresa altrui.

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12
Q

Qual’è la categoria generale degli atti di concorrenza sleale indicata nell’art. 2598 cc?

A

Art. 2598 n.3
La legge dispone che compie atti di concorrenza sleale chiunque “si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda”

Es. storno dei dipendenti, boicottaggio

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13
Q

Quale portata ha la categoria generale degli atti di concorrenza sleale?

A

In primo luogo, ogni atto di concorrenza sleale è un atto di concorrenza. Tale slealtà deve quindi inserirsi nei rapporti di competizione con gli altri imprenditori. Serve che ci sia concorrenza effettiva.

In secondo luogo, rispetto all’atto di concorrenza sleale rileva il mezzo contrario ai principi della correttezza professionale, non il fine.

In terzo luogo, occorre l’idoneità del mezzo a danneggiare l’altrui azienda, ovvero è necessario che il mezzo abbia la capacità di raggiungere un tale risultato.

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14
Q

Quando non sussiste la concorrenza effettiva?

A

La concorrenza effettiva non si ha, ad esempio, quando due attività, pur svolgendo una medesima attività, la svolgono localmente in luoghi lontanissimi.

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15
Q

Il sottrarsi al pagamento delle imposte e dei tributi può configurare concorrenza sleale?

A

No, in quanto si ha concorrenza sleale solo nei confronti degli altri imprenditori, non rispetto all’organizzazione della propria impresa. In quel caso la questione si configurerà sotto il profilo del diritto penale, amministrativo o tributario.

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16
Q

Il compiere un atto illecito nell’ambito dell’attività imprenditrice può configurare concorrenza sleale?

A

Solo se tale comportamento illecito si inserisce in un rapporto di competizione

17
Q

Chi può essere soggetto attivo della concorrenza sleale?

A

Solo un imprenditore, anche se all’art. 2598 n.3 si usa l’espressione “chiunque”. Infatti, questo “chiunque” deve trovarsi in competizione con il soggetto passivo.

Nulla esclude tuttavia che l’imprenditore si avvalga dell’attività materiale altrui per il compimento dell’atto

18
Q

In cosa consiste la repressione della concorrenza sleale?

A

Art. 2599 cc
la repressione della concorrenza sleale si attua mediante inibizione ed eliminazione (sequestro, rimozione, distruzione) degli strumenti e dei mezzi attraverso i quali la concorrenza si realizza

19
Q

Chi è legittimato ad agire per reprimere la concorrenza sleale?

A

Gli imprenditori concorrenti e le associazioni professionali, purché sussista l’interesse ad agire che è condicio sine qua non per l’esperimento di una qualsiasi azione (art. 100 cpc)

20
Q

Ci deve essere il danno per esperire l’azione diretta a reprimere la concorrenza sleale?

A

No, basta che ci sia l’atto, ossia l’uso del mezzo idoneo ad alterare le regole della competizione (anche senza che si sia verificato il danno effettivo)

21
Q

Quando si ha risarcimento del danno a seguito di un atto di concorrenza sleale?

A

Art. 2600 cc
Solo quando l’atto di concorrenza sleale, oltre che effettivamente produttivo di danni, sia l’effetto di dolo o colpa dell’imprenditore.

All’attore spetta di provare l’atto di concorrenza sleale, al convenuto spetta di dimostrare la non colpevolezza
[accertato l’atto di concorrenza sleale, la colpa si presume]

Il danno risarcibile è rappresentato da danno emergente e lucro cessante, e data la difficoltà della prova, potrà essere liquidato dal giudice a seguito di valutazione equitativa (art. 1226 cc)

Una forma specifica di risarcimento del danno è la pubblicazione della sentenza che accerta la concorrenza.

22
Q

Qual’è la profonda differenza tra art. 2043 e 2598 cc?

A

Rispetto all’antigiuridicità del comportamento:
- la valutazione nel 2043 riguarda gli effetti patrimoniali in quanto questi si siano effettivamente verificati (Elemento soggettivo rileva per la responsabilità)
- la valutazione nel 2598 riguarda l’atto in se e per se, a prescindere dalle conseguenze patrimoniali
(Elemento soggettivo è presunto, e seppur dimostrato inesistente non determina il venir meno dell’inibizione)

Il fondamento della tutela è l’antigiuridicità del comportamento in se e per se, senza guardare agli effetti o al verificarsi del danno.

23
Q

Quale “bene” viene violato a seguito di atti di concorrenza sleale?

A

In realtà, potrebbero essere individuati tantissimi beni che potrebbero essere suscettibili di danno, ad esempio l’azienda, l’avviamento, la clientela, la probabilità di guadagno. Tuttavia, non essendo rilevante il danno patrimoniale in se (vd. associazioni professionali), l’unico “bene” generale che viene effettivamente violato è il diritto di chi partecipa a una competizione al rispetto delle regole della gara.